Una storia davvero poco convincente, il ritmo del racconto è continuamente spezzato da lungaggini inutili sulla storia del fumetto, con elenchi dettagliati che nulla danno all'effettivo svolgersi dei fatti . L'idea iniziale poteva essere sviluppata in modi molto più interessanti. Il finale poi, chi l'ha capito è bravo davvero. Questo sarebbe il libro vincitore del Premio Strega? Se così, gli standard sono davvero molto bassi.
I convitati di pietra
Libro vincitore del Premio Strega 2026Libro vincitore del Premio Strega Giovani 2026
Al primo posto della classifica di qualità dell'Indiscreto 2026 - Sezione Narrativa
Un patto tra ex compagni, una roulette col destino: ogni 22 luglio si brinda al futuro sperando che tocchi agli altri.
Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro.
«Le angoscianti cene di classe. Mari e la sua perfida commedia.» - Beppe Cottafavi, Domani
«Con il gusto divertito per la deformazione, Mari carica la realtà inchiodando ogni personaggio a una stranezza; a una passione totalizzante; a un vizio; a una nomea.» - Cristina Taglietti, La Lettura
Davvero il destino di ciascuno di noi è già scritto? È questo che pensano gli ex alunni della III A quando, superato l’esame di maturità, siglano il «patto sciagurato» che li vincolerà fino all’ultimo giorno. Del resto il tempo della scuola è l’unico a rimanere immobile: anche dopo trent’anni non saranno le rughe o i chili in più a contraffare la sagoma di un vecchio compagno di banco. Ma quando di mezzo ci sono il demone della competizione e il miraggio di un premio favoloso le variabili si moltiplicano. E così un accordo nato quasi per scherzo si tramuta in una sfida senza esclusione di colpi per rimanere in vita il più possibile. Michele Mari ha scritto un romanzo commosso e giocoso, svelando con perfido divertimento le pulsioni che si nascondono dentro l’amicizia. Perché in questa storia, prima di un imprevedibile finale, vale il contrario di quanto recita il proverbio: chi perde un amico trova un tesoro. 22 luglio 1975: la data fatidica in cui una classe del liceo, festeggiando con una cena il primo anniversario dell’esame di maturità, decide di stipulare un accordo di sangue e denaro. Ognuno dei trenta ex alunni verserà tutti gli anni una cifra, e il capitale sarà investito in modo da generare – col trascorrere dei decenni – un’autentica fortuna. Il meccanismo è semplice: la riffa terminerà quando saranno rimasti in vita soltanto tre compagni di classe, e a quel punto i superstiti potranno godere del montepremi… Ma i rancori sopiti, gli amori taciuti, le promesse e le invidie nate sui banchi di scuola s’infiammano un anno dopo l’altro. E quando ogni 22 luglio si rivedranno a cena, si informeranno dei malanni altrui per prevedere il prossimo di loro che passerà a miglior vita. Fino a trasformare i protagonisti di questa storia in giocatori seduti al tavolo di un’immaginaria roulette, «per i quali indovinare un numero significa desiderarlo, se non altro per poter continuare a giocare». E si sa che ogni gioco ha le sue regole e i modi per aggirarle: scommesse clandestine, tresche, sospetti, tentativi di omicidio, improbabili macumbe e soprattutto il Caso, che agisce scompigliando anche il piano meglio architettato. Michele Mari, mai così divertito e divertente, segue i suoi personaggi fino al 2050 e oltre, grazie a un ingranaggio affabulatorio che inchioda il lettore alla pagina. Del resto tutti noi abbiamo vissuto la singolare ambiguità delle cene di classe, fatte di momenti prodigiosi in cui il tempo sembra essersi arrestato, anche se appena si scrosta la nostalgia quello che rimane è il disincanto di individui che poco hanno da spartire fra di loro. Senza rinunciare alle ossessioni che lo hanno fatto amare dal suo pubblico (i fumetti, il cinema, la mania tassonomica), questa volta Mari racconta la giovinezza, l’epoca in cui ci si crede immortali, e prendendo la rincorsa si sofferma a indagare le inquietudini della vecchiaia. Tra “Compagni di scuola” e “Final Destination”, un romanzo a orologeria, il cui ticchettare incessante riflette sul tempo a nostra disposizione. «Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro».
Proposto da Vittorio Lingiardi al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:«La scuola è un tempo fuori dal tempo, possiede il futuro delle nostre vite. Un’epoca che tutti vorremmo osservare, alcuni conservare, nella sua forma sospesa, apparentemente compiuta. La figura che sostiene il romanzo di Michele Mari è quella dei compagni di scuola, convitati di pietra al tavolo infinito degli amori e delle malattie, del denaro e dell’azzardo. Mari inventa una scrittura spietata capace di pietas, tempera ogni parola senza manierismo, gioca con i vocaboli e ci fa giocare con loro, fin dai cognomi dell’appello che, come quelli delle squadre di calcio, popolano in ritmo di lista o di cantilena le anamnesi delle nostre esistenze. Ossessivo e toponomastico, intrapsichico e filmografico, “I convitati di pietra” è un romanzo nero che si fa gioco del tempo che passa. Un libro comico e corale che sarebbe piaciuto a Carlo Emilio Gadda.»
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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A. I. 10 agosto 2026Noia noia noia
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Anna 09 agosto 2026Forse non da Premio Strega, ma comunque una lettura piacevole
Durante la prima cena di classe successiva alla maturità, gli ex alunni della sezione A del liceo Berchet di Milano decidono di siglare un patto inusuale e sinistro. Ogni anno ciascuno di loro verserà una quota e il capitale risultante sarà investito in modo da costituire, nel corso del tempo, un vero e proprio montepremi, che verrà diviso tra gli ultimi tre compagni di classe superstiti. Nata come sfida alla morte e al destino – una sfida della cui assurdità non ci si rende conto soltanto quando si è giovani – la riffa diventa pian piano una vera ossessione per i commensali: tra scommesse, elenchi di patologie, rapporti morbosi, suicidi (volontari o indotti) e omicidi, gli anni passano e la classe si assottiglia sempre più, lasciando spazio anche alla nascita di un autentico sentimento di amicizia tra gli ultimi superstiti. Con amara ironia e con la suspense tipica di un giallo, Michele Mari costruisce un romanzo incalzante e per nulla noioso, nonostante si ripeta sempre la stessa scena di anno in anno; il lettore partecipa divertito alle cene dei compagni di classe e si ritrova anche a scommettere su chi sarà il vincitore della riffa. Forse non un libro da Premio Strega, ma comunque una lettura piacevole.
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Sammy 09 agosto 2026Molto interessante
Ironico, irriverente, paradossale, ma anche disperato e tenero, questo racconto ci fa conoscere i maturandi della terza A del 1975 che invecchiano e che muoiono nei modi più banali, ma anche più assurdi cercando aggiudicarsi il montepremi pattuito in una scommessa che andrà diviso tra gli ultimi tre superstiti. L'autore ci presenta la carrellata dei compagni di liceo con le loro ossessioni, i loro misteri, i loro amori e i loro desideri. Scrittura perfetta. Meritato premio Strega "Poiché dalla maturità si erano visti tutti gli anni e qualche anno anche più di una volta, non avevano percepito il rispettivo invecchiamento, come capita invece quando si incontra qualcuno dopo venti o trent'anni ed è una specie di shock, sicché continuavano a vedersi giovani, come se una vista a raggi X attraversasse i loro vestiti e la loro pelle individuandone il nucleo originale e primigenio, relegando tutto il resto nella dimensione della'accidente e dell'inessenziale
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